Via Giusti 25, I-90144 Palermo - Fono/Fax: 091-308290 - E-mail: estetica@unipa.it
Friedrich Willhelm Joseph Schelling
Le arti figurative e la natura
a cura di Tonino Griffero
pagine 92, euro 13,00, riedizione, ISBN 978-88-7726-062-8
La fama di Friedrich Wilhelm Schelling (1775-1854) come filosofo dell'arte deriva in larga parte dal Discorso sulle arti figurative e la natura, pronunciato dinanzi a un folto pubblico il 12 ottobre del 1807 in occasione dell'onomastico del re di Baviera. Il che stupisce, visto che proprio con questo Discorso Schelling cessa di occuparsi speculativamente dell'arte, persuaso non solo della crisi dell'arte del suo tempo, ma più in generale del carattere illusorio della tesi del primato dell'arte..
Così, paradossalmente, il Discorso rappresenta il vertice dell'estetica schellinghiana e insieme l'inizio della sua fine,
quanto meno dell'estetica intesa come "filosofia dell'arte". Infatti, se è vero che l'arte non vi appare più come la sola epifania possibile dell'assoluto, è però altrettanto vero che proprio nel Discorso troviamo un'esemplare trattazione di alcuni dei problemi fondamentali dell'estetica schellinghiana: la critica dell'idealizzazione classicistica (da Batteux a Winckelmann), la ripresa del principio della mimesi (non della superficie della natura, bensì della sua produttività e sapienza originaria), una storia della scultura e della pittura (illuminanti le letture delle opere di grandissimi maestri: Michelangelo, Raffaello, Correggio, e soprattutto Guido Reni: il «vero pittore dell'anima») che culmina nel principio dell'"anima", una considerazione dinamica della bellezza e la parallela fondazione della Natura come grandioso organismo vivente con un'attualissima difesa della bellezza naturale. Tutto un grappolo decisivo, insomma, di temi che dopo Schelling hanno impegnato il pensiero di grandi storici e teorici dell'arte del Novecento (Wöllflin, Riegl, Lukács e Adorno), e si ripropongono alla meditazione odierna.
Il Discorso viene qui presentato in una riedizione esemplarmente curata da Tonino Griffero, che ne contestualizza il significato nell'estetica di Schelling, la correda di un adeguato apparato critico e biobibliografico, e l'arricchisce di un saggio posteriore (1833) inedito in italiano, che mostra emblematicamente come il cosiddetto "secondo" Schelling, fornendo una
suggestiva interpretazione di un enigmatico affresco di Pompei, ravvisi il significato dell'arte quasi esclusivamente nel suo contenuto storico-mitologico.