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Edmund Burke
Inchiesta sul Bello e il Sublime
a cura di Giuseppe Sertoli e Goffredo Miglietta
pagine 200, euro 22,00, nona edizione, ISBN 978-88-7726-056-7
Pubblicata nel 1757 ed ampliata nel 1759, l'Inchiesta sul Bello e il Sublime, di Edmund Burke (1729-1797) costituisce il punto di arrivo della riflessione primosettecentesca sul "sublime" ed insieme il punto di partenza di una complessa trama teorica e culturale che si dipana fino a noi.
Riprendendo infatti idee e analisi maturate nel corso di mezzo secolo (da Dennis a Addison, da Shaftesbury a Hume), essa le riarticola in un quadro teorico di forte originalità che rimarrà classico fino alla Critica del Giudizio di Kant e che si riprospetta oggi, nei dibattiti sul postmoderno (Lyotard, per esempio), con singolare carica di attrazione.
Testo emblematico della crisi della cultura augustea per la sua insistenza sul terribile (= sublime) e il languido (= bello), l'Inchiesta fornisce da un lato un catalogo delle situazioni, dei luoghi e delle atmosfere che pervaderanno la letteratura e l'arte della seconda metà del Settecento, e a cui attingeranno innumerevoli scrittori fino alla generazione romantica ed oltre. Dall'altro lato, e soprattutto, essa segna il tramonto della concezione (neo)classica dell'uomo. In forme opposte e simmetriche, infatti, l'esperienza del sublime e quella del bello sono esperienze di un depotenziamento della soggettività e, al limite, di una perdita nell'altro da sé: in quella morte che è la stella polare che guida tutta la ricerca di Burke.
Forse anzitutto questo intreccio di temi (l'eros, la morte, l'eclissi dell'io) è ciò che, protendendosi al di là di Kant verso Hegel, Schopenhauer e Freud, ossia verso la modernità e la fine della modernità, raccomanda oggi la rilettura della classica opera di Burke. Qui per la prima volta resa in italiano integralmente dall'edizione critica inglese, esemplarmente curata da Giuseppe Sertoli e Goffredo Miglietta, corredata di esaustivi apparati critici e bibliografici.