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Testata giornalistica dell'Università degli Studi
di Palermo. Direttore: Roberto Lagalla
Direttore responsabile: Natale Conti - Tutor interni: Salvo Gemmellaro e Carmen Vella Quotidiano telematico della Scuola di Giornalismo "Mario Francese" - Email: ateneonline@unipa.it Redazione: Tel./Fax: 091/6526513 - Direttore: Tel. 091/6528458 Registrazione Tribunale di Palermo n. 10 del 1/6/2001 |
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"Giovani studiosi in fuga all'estero" La lacuna nazionale sui fondi statali è confermata dal numero di domande presentate alla selezione indetta dall'European research counsil. Il Belpaese è primo per quantità di istanze, ma solo in 25 hanno visto il loro progetto approvato. Il rappresentante italiano nel consiglio scientifico dell'istituto, Claudio Bordignon: bisogna fare in modo di fare restare le nostre migliori "menti" nello Stivale Italia paese delle contraddizioni e degli stereotipi. Se è vero che al primo concorso bandito dall'European research counsil (Erc) è arrivata prima con 1.625 proposte presentate, è anche vero che in rapporto al numero delle domande è arrivata ultima per numero di progetti approvati: solo 25. Il bando prevedeva due categorie: gli Starting Grant, riservato ai giovani ricercatori e gli Advanced Grant per i veterani. Su 9.127 progetti presentati dai giovani per ottenere il finanziamento a vincere lo Starting Grant sono stati solo 299. L'assalto dei ricercatori italiani (in entrambe le categorie) in cerca di fondi, infatti, conferma la lacuna nazionale sui fondi stanziati per la ricerca, ma lo scarso numero di proposte accettate dimostra che gli studiosi degli altri Paesi hanno capacità maggiori rispetto ai nostri, grazie anche a sistemi di educazione e ricerca più evoluti dei nostri. Lo dimostrano i numeri: l'Olanda ha presentato 542 domande conquistando 27 progetti; la Svizzera se n'è aggiudicati 15 su 96; la Gran Bretagna 58 su 1.144, la Francia 38 su 728 e la Germania 31 su 1.038. Percentuali che stroncano il risultato italiano. Decisamente migliore il risultato ottenuto negli Advanced Grant, dove su 2.157 progetti avanzati (anche qui l'Italia è stata la prima per numero di domande presentate) ne sono stati approvati 275, dato che conferma il livello dei nostri ricercatori. Trattandosi del primo bando, e quindi della prima opportunità di un sostegno finanziario senza distinzioni tra ricerca di base e ricerca applicata, e senza tempi prefissati, era anche normale prevedere un tale afflusso di proposte. Dal primo al secondo bando, infatti, c'è stata una drastica riduzione con "solo" 2.503 domande. Lo stesso rappresentante italiano nel consiglio scientifico del Consiglio europeo della ricerca, Claudio Bordignon, in un'intervista al Corriere della Sera ha spiegato che più che un calo d'interesse si tratta di "un equilibrio" perché "i candidati considerano più a fondo il loro lavoro prima di partecipare". Insomma si è trattato del classico "metodo all'italiana" basato sul "non si sa mai": molti avrebbero presentato le domande senza nemmeno preoccuparsi delle specifiche richieste indicate nel bando destinato a proposte che fossero interdisciplinari e innovative nelle tecniche. Tuttavia la buona parte di quei ricercatori italiani che hanno passato la selezione non lavorano più nel nostro Paese e questo conferma la cosiddetta "fuga dei cervelli". Essendo un concorso europeo, infatti, non conta dove lavori il ricercatore purché compia il suo lavoro nel migliore dei modi. Ecco perché è determinante che i nostri "cervelloni" riescano a lavorare bene anche nello Stivale: è l'unica chance che abbiamo per mantenere la ricerca italiana in Europa.Laura Maggiore (13 feb 09) |
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