aggiornamento n. 1454
del 16/02/2009 12:16
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Allo Spasimo un omaggio alla missione del cronista
"Il giornalismo che non muore"
Palermo ricorda gli eroi dell'informazione

Mario Francese, Enzo Baldoni, Ilaria Alpi, Maria Grazia Cutuli, Walter Tobagi. Diciassette volti, diciassetti voci di cronisti morti mentre facevano il loro lavoro, quello della ricerca della verità, ricevono l'omaggio dai colleghi dell'Ordine dei giornalisti e da tutta la cittadinanza con una mostra allo Spasimo aperta fino al 31 gennaio dalle 9 alle 13 e dalle 18 alle 20

Non hanno mai sognato di fare gli eroi, né credevano di poter impartire lezioni di vita o comportamento a qualcuno. Eppure certe cose accadono senza che tu lo voglia e, semplicemente svolgendo la tua missione, diventi simbolo e insegnamento per gli altri. Viene naturale allora l'urgenza di imparare dal loro esempio, forse il miglior modo per ricordarli.
Questo il messaggio della mostra nazionale "Il giornalismo che non muore. Viaggio nel giornalismo d'inchiesta attraverso le storie dei cronisti uccisi", inaugurata ieri presso il Salone sopra le mura del complesso di Santa Maria dello Spasimo. Un percorso per immagini e parole, attraverso schede biografiche e citazioni, che si dipana lungo le storie dei diciassette cronisti uccisi "per aver combattuto il silenzio dell'informazione", come scrisse Antonio Russo, uno di loro.
L'allestimento, realizzato dall'associazione "Ilaria Alpi - Comunità aperta", è già stato esposto lo scorso dicembre a Bologna ma, fortemente voluto dall'Ordine dei Giornalisti di Sicilia, è approdato anche a Palermo. E i motivi sono presto detti: nel totale dei diciassette giornalisti di cui si occupa la mostra, otto sono siciliani. Nell'ultima edizione, infatti, la mostra aggiunge alla drammatica antologia dei volti e degli scritti del "giornalismo che non muore", altri quattro protagonisti in più, tutti isolani, e sono: Beppe Alfano, Peppino Impastato, Mauro Rostagno e Giovanni Spampinato. Gli altri nomi sono quelli di Ilaria Alpi, Giovanni Amendola, Enzo Baldoni, Carlo Casalegno, Maria Grazia Cutuli, Mauro De Mauro, Giuseppe Fava, Mario Francese, Piero Gobetti, Giulio Puletti, Antonio Russo, Giancarlo Siani e Walter Tobagi.
Non poteva chiudersi in modo migliore la giornata di ieri dedicata interamente alla memoria di Mario Francese, "u sbirro ca penna", come venne chiamato una volta da una donna del clan Santapaola che lo inseguiva nelle aule del Tribunale di Palermo. "Le otto figure di siciliani che fanno parte della mostra sono legate, insieme alle altre, da un unico bisogno morale che va riletto alla luce della situazione odierna", spiega il presidente dell'ordine siciliano, Franco Nicastro. Una rilettura che viene naturale osservando uno per uno i pannelli che, insieme a dei pregevolissimi ritratti fotografi, ricordano ma soprattutto raccontano a chi non li avesse mai conosciuti la storia dei protagonisti. E sulle parole di Nicastro sembra intervenire lo stesso Giovanni Amendola, il primo delle vittime in ordine di tempo: "Legalismo, uguaglianza non sono parole vane ma possiedono un contenuto etico che è il presupposto di ogni alta realizzazione nel campo della politica nazionale".

La mostra, curata da Giuditta Lughi e Pasquale d'Alessio, mette realmente il visitatore davanti alle figure e alla personalità dei cronisti che riescono a dialogare con lo spettatore trasmettendo ciò che la loro forte esperienza li ha portati a conoscere. Insegnamenti. Così, sembra di sentire la viva voce di Enzo Baldoni dire: "Ho capito che qualsiasi guerra corrompe, che puoi avere gli ideali più nobili del mondo, ma ciò che resta sono i vecchi giochi di potere".
Una mostra indirizzata non solo a chi pensa di avere la stessa vocazione professionale dei protagonisti. Qualunque persona riesce infatti ad emozionarsi guardando il volto paffuto di Walter Tobagi mentre sorridendo racconta la ragione della propria vocazione: "La ragione di una persona che si sente intellettualmente onesta, libera e indipendente e cerca di capire perché si è arrivati a questo punto di lacerazione sociali, di disprezzo dei valori umani". Parole che non possono lasciare indifferenti, parole che davano fastidio. Come quelle di Beppe Alfano, i cui articoli sono ancora sotto sequestro. La mostra rimarrà aperta tutti i giorni dalle 9 alle 13 e dalle 18 alle 20 fino al 31 gennaio.

Marco Bisanti (27 gen 06)

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