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SUL TEMA DEL RESTAURO, PROTEZIONE E FRUIZIONE DEL SITO ARCHEOLOGICO
DELLA VILLA DEL CASALE DI PIAZZA ARMERINA

di Alessandra Alagna

parte I  |  parte II

Franco Minissi 

Franco Minissi, Applicazione di laminati plastici (resine acriliche) nella tecnica del restauro e conservazione dei monumenti, in "Il monumento per l'uomo", Atti II Congresso Internazionale del Restauro, Venezia, 1964.

In alcuni casi è necessario predisporre sovrastrutture, il più possibile differenziate, atte a preservare i resti del monumento dagli agenti atmosferici, prescindendo da intenti ricostruttivi di forme, volumi e spazi. Con la consulenza, l'incoraggiamento e i preziosi autorevoli consigli di Cesare Brandi, nonché col valido sostegno del Sovrintendente alle Antichità di Siracusa, ho potuto progettare e realizzare la protezione di oltre 2000 mq di pavimento a mosaico e consentirne la visione al pubblico nelle migliori e più comode condizioni di visita. La distribuzione planimetrica della Villa e gli elementi architettonici superstiti hanno determinato una volumetria che ha il pregio, oltre che di fornire una indicazione approssimativa della terza dimensione del monumento, di esprimere senza inopportune pretese formali e con la massima sincerità il proprio ruolo funzionale.

Bruno Zevi

Bruno Zevi, Contro ogni teoria dell'ambientamento, in "L'architettura. Cronache e storia", XI, n.118, 1965, pp. 212-213.

(…) Un discusso tentativo di visualizzare la critica architettonica, per certi aspetti accostabile a quel discorso critico fatto per immagini che potrebbe essere il restauro in una concezione che accetti l'idea dell'architettura come linguaggio e comunicazione…

Pietro Griffo, Relazione sull'attività della Sovrintendenza di Agrigento (1941-1968), in "Atti del Convegno Nazionale di studio sui problemi della conservazione del patrimonio monumentale e ambientale", Agrigento 7-8 luglio 1979, p.124.

Uscendo dai limiti dell'attività della Sovrintendenza di Agrigento, ricorderò un'altra interessantissima opera dell'arch. Minissi: la "musealizzazione" (è parola di suo conio) dell'imponente complesso dei mosaici della Villa romana di Piazza Armerina in provincia di Enna. Si dica tutto il male che si vuole del caldo  che, attraverso le coperture in materiale plastico, si raccoglie in certe stagioni al suo interno, però i mosaici vi rimangono conservati, al sicuro da ogni possibile danno, per la fruizione e il godimento del visitatore, e vi rimarranno - com'è certo - per generazioni e generazioni avvenire.
A proposito di mosaici, ritengo di dover dire qualcosa. Quelli di Piazza Armerina sono stati lasciati nel posto stesso in cui si erano rinvenuti. Questo è il concetto che guida da parecchi anni nel nostro secolo, la moderna archeologia. Cioè che il materiale si lasci per quanto possibile nella sua posizione originaria.

Sandro Ranellucci 

Sandro Ranellucci, Reintegrazione e ristrutturazione del contesto nella conservazione del patrimonio monumentale, in "Museografia" a cura di F. Minissi e S. Ranellucci, Roma, 1992, pp. 93-94.

Nell'ambito archeologico le necessità di proteggere i risultati dello scavo dagli agenti atmosferici, nella maggior parte dei casi sono risolte frettolosamente con tettoie e coperture provvisorie, carenti nei loro rapporti con i monumenti e con il luogo. La copertura della Villa romana di Piazza Armerina, realizzata da Minissi con il contributo, sotto il profilo dell'ordinamento, di Cesare Brandi, benché attuata da quattro decenni, rimane tra le più interessanti in questo settore. (…) Dalla separazione tra i resti della villa ei mosaici entrambi i termini sarebbero invece usciti indubbiamente sminuiti. (…)Le finalità alla base del progetto furono quelle di dare protezione ai mosaici, di renderli visibili nelle migliori condizioni, di restituire al casale un'immagine volumetrica e spaziale comprensibile e non equivoca. Attraverso l'impiego di quei piani trasparenti sono stati rievocati i volumi che nel loro complesso tendono a restituire l'immagine complessiva della villa…Il percorso dei visitatori avviene su passerelle metalliche sospese sulla sommità dei muri preesistenti. Ciò avviene per di più nel mantenimento dei mosaici nella condizione di rivestimento pavimentale, senza perciò tradire la musealizzazione delle condizioni d'origine.

Sandro Ranelucci, Strutture protettive e conservazione dei siti archeologici, 1996, p. 125.

(…) questi requisiti sono stati permanentemente presenti in quello che è il più riuscito esempio di edificio protettivo fondato su di un involucro trasparente, realizzato sulla Villa tardo romana di Piazza Armerina in Sicilia.


Dante Bernini, Colloqui con Franco Minissi sul museo, Roma 1998, p. 98.

Il problema della protezione dei preziosi mosaici policromi pavimentali della villa romana di Piazza Armerina si presentava come un caso unico nel campo del restauro e della protezione dei monumenti. In tale situazione sarebbe stato arduo e arbitrario procedere a un qualsiasi tentativo di ricostruzione della villa. (…) La via seguita da Minissi con Cesare Brandi è stata così quella di ricostruire idealmente lo spazio-ambiente originario, consentire la visita dell'intero complesso eliminando il passaggio del pubblico sui mosaici, isolare completamente questi ultimi dalle offese atmosferiche senza togliere loro la massima illuminazione. La copertura in "perspex" assicura una assoluta impermeabilità ed infrangibilità ed è munita di camera d'aria per l'isolamento termico, permettendo così il passaggio della luce ma non quello dei raggi diretti del sole.


Bruno Zevi, Aiuto! Ci musealizzano, scritto a stampa, 1980

Il capitolo più interessante e problematico della mostra di Minissi "Museo perché, museo come" riguarda la tutela dei beni architettonici e urbanistici. Il concetto di museo si dilata: non indica soltanto un luogo ove si radunano opere d'arte di varia provenienza, ma concerne anche i valori da preservare in loco. Tale principio è valido alle seguenti condizioni: a) che gli edifici da custodire non vengano isolati dal loro contesto ambientale, e questo tutti ormai lo capiscono; b) che le "ricuciture" tra i pezzi antichi siano condotte mediante l'innesto di elementi dissonanti, e ciò risulta ancora assai ostico ai romantici drogati del passato.


Bruno Zevi, Controstoria e storia dell'architettura, Milano 1998   

Nel corso del IV secolo, forse all'inizio del V, in un fertile latifondo non lontano da Enna, un artista denuncia stanchezza, disperazione e nausea per l'eredita classica. Rompe con le convenzioni, e anzitutto con l'ortogonalità e la simmetria, assembla e spesso congestiona gli episodi edilizi senza pretendere insiemi equilibrati. L'organismo è abbastanza semplice perché il corpo principale, riservato all'abitazione, segue un sistema lineare: dal vestibolo si passa al peristilio di 8 x 10 colonne e poi ad un'ampia sala absidata. Ma edificio e corte non sono sullo stesso asse, sicché l'impianto risulta sinuoso e anomalo, derivante da impercettibili spostamenti spaziali; parole-frammenti, non connessi da verbi. Alle decorazioni musive di altissima qualità si contrappone un metodo di fabbricare tendenzialmente azzerato, privo di ossatura struttiva, avviato a rappresentare il disfacimento del mondo antico.

Marco Dezzi Bardeschi 

Marco Dezzi Bardeschi, Da Agrigento a Piazza Armerina: Franco Minissi o della Modernità (a rischio), in "L'Architettura cronache e storia", n. 588, 2004, pp. 744-748.

Attraverso la ricerca progettuale (di Franco Minissi) di grande pulizia e modernità, l'architettura contemporanea entrava di diritto nelle opere di restauro e, attraverso il pieno sostegno che incontrava dal proprio committente il Ministero della Pubblica Istruzione (…) e in particolare la sua Direzione Generale allora diretta da Guglielmo De Angelis D'Ossat, il contributo dell'architettura contemporanea trovava una prima legittimazione ufficiale accanto alle preziose testimonianze materiali dell'antichità. (…) L'intervento incoraggiato dalla critica più autorevole (Zevi, Ragghianti, Brandi), malgrado le inevitabili critiche del "cotè" più tradizionalista, indicò una nuova via di ricerca progettuale che, privilegiando l'obiettivo della salvaguardia del documento materiale "in situ", sanciva il pieno riconoscimento della legittimità di coesistenza e compresenza della cultura del progetto del nuovo accanto all'antico.
(…) E noi crediamo appunto che il miglior omaggio concreto che possiamo oggi fare a Minissi sia proprio quello di rispettarne e curarne l'opera …

Giovanni Carbonara

Giovanni Carbonara, Restauro del moderno e archeologia a Piazza Armerina, La sistemazione di Franco Minissi della Villa romana del Casale, in "Paesaggio urbano", n. 1, 2006, pp.30-39.

Con il senno di poi è facile oggi censurare questa sistemazione (…) meno facile è ritrovare nelle moderne soluzioni proposte in alternativa, la medesima chiarezza concettuale ed il rigore nel volere a tutti i costi perpetuare l'autenticità del bene, riguardo ai suoi componenti materici, all'architettura complessiva ed al rapporto di questa con il paesaggio circostante. (…) Per la qualità dell'opera di Brandi e Minissi , qui non ci si trova di fronte al semplice problema del rinnovamento d'una copertura archeologica obsoleta ma ad un caso di vero e proprio restauro di un importante architettura contemporanea o se si vuole, ad un caso di "restauro del nuovo" (…).
Una bella pagina di architettura, una pagina di museografia di straordinario interesse ed una di conservazione e restauro tratteggiata magistralmente da Brandi (…). La soluzione architettonica studiata da F. Minissi, su programma conservativo dell'I.C.R., rispondeva perfettamente allo scopo: piena visibilità delle strutture e dei pavimenti restaurati, rispetto del sito e della sua natura. Una soluzione elegante e discreta (…).
Ciò che trovo intollerabile, nel caso siciliano come in molti altri casi, è la sbrigativa sentenza alla condanna dell'opera senza neanche il beneficio del processo (…) si tratta di un progetto di qualità, ben pensato e ben realizzato, pur in anni difficili, sostenuto da una fase istruttoria e analitica di tutto rispetto, da una consapevolezza storico-critica elevata, da un impalcato concettuale di restauro aggiornato e definibile, nei termini cari a Renato Bonelli, come "critico e creativo", infine da una rigorosa coerenza linguistica ed espressiva.

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