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Echi della lunga distanza - scheda spettacolo

24-nov-2015

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Echi della lunga distanza

Prodotto dei percorsi di inclusione linguistica della

Scuola di Lingua italiana per Stranieri dell’Università di Palermo

 

regia Yousif Latif Jaralla

foto Antonio Gervasi

musiche Riccardo Palumbo

con Ama Isele, Khalifa Mohammed, Kirolos Kamel Zaher

Bebawy, Amadou Kante, Saikou Omar Sonko,

Rosemary Aiyobalor, Lamin Sawo,

Joy Amadin, Shoag Miah, Ahmed Koyes

 

hanno anche partecipato ai laboratori “Letture dopo lo sbarco”
di traduzione, movimento e lettura
tra gli altri Peter Yousef Zaher Bibawi, Sadikur Rahman 

 

produzione Scuola di Lingua italiana per Stranieri di Palermo

 

“Echi della lunga distanza” è una performance multimediale a più voci, per la regia di Yousif Latif Jaralla, accompagnata dal violoncello di Riccardo Palumbo e dalla elaborazione video delle foto di Antonio Gervasi. Lo spettacolo ci mette di fronte a un puzzle di storie in una successione di voci e immagini che lascia senza fiato. C'è il sogno di una ragazza di aprire in Italia un negozio tutto suo, così da poter portare anche nel Vecchio Continente la madre, lasciata al di là delle coste della Libia. Ma c'è anche il ricordo drammatico di una traversata di otto giorni trascorsi ad urlare “perché si sperava che dietro quel buio e dietro quel nulla in tumulto, ci fosse qualcuno”. E poi il ricordo doloroso di due donne che annegavano e un uomo disperato che urlava, guardava quei corpi, si batteva le mani sul volto. Un evento teatro in cui gli attori sono i protagonisti reali delle storie narrate, quasi tutti minori stranieri non accompagnati giunti sulle coste siciliane dalle loro terre di origine in fuga da guerre e povertà. Lo spettacolo, infatti, è uno dei frutti dei percorsi di inclusione linguistica di ItaStra che in 4 anni ha accolto quasi 600 minori stranieri non accompagnati che hanno seguito un’ampia offerta formativa e didattica: alfabetizzazione; corsi di lingua e cultura italiana; laboratori di movimento, traduzione e lettura; visite guidate nel territorio.

“Echi della lunga distanza – dice il regista Yousif Latif Jaralla- è una composizione vocale che ci restituisce paesaggi e sonorità di tante terre lontane e di tanti popoli, ma soprattutto ci offre di prima mano le emozioni di viaggi della speranza e della sopravvivenza intrapresi da donne e da ragazzi, molti di essi non sono arrivati e le loro storie ce le hanno portate i loro compagni di viaggio sopravvissuti”.

“Echi della lunga distanza” non è un episodio eccezionale ma al contrario riflette la normalità del lavoro e dell’impegno quotidiano nella Scuola di Lingua italiana per Stranieri documentato dalle foto di Antonio Gervasi realizzate in quattro anni trascorsi accanto ai giovani migranti, fuori e dentro le classi. Le lingue che si sentono risuonare nello spettacolo, bangla, walof, bini, francese, jola, inglese, sono le lingue della vita reale dei giovani protagonisti, ‘lavorate’ e messe a confronto con l’italiano durante le attività laboratoriali. Per questo, e per molto altro, “Echi della lunga distanza” è un prodotto della realtà dolorosa ma anche volta alla speranza e al futuro, espresso in un linguaggio d’arte che nulla concede alla retorica e al sensazionalismo. Un linguaggio indispensabile per sviluppare il senso critico di ragazzi giovanissimi, la loro capacità di osservare e osservarsi. Ampliare i punti di vista e ridurre il senso di disorientamento inevitabile dopo l’arrivo in una dimensione culturale estranea e ignota, spesso nutrita da rappresentazioni posticce.

Linguaggi d'arte necessari per dare al passato, ai brutti e ai bei ricordi, una collocazione nel presente. Ricucire il prima e il dopo e ridurre le lacerazioni, per quanto sia possibile.